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World Air Games: Il campionato delle polemiche

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Nulla di buono in Turchia. I primi World Air Games, nei quali tutti riponevano grandi speranze per la promozione degli sport dell'aria, si sono risolti, almeno per l'acrobazia, in un patatrac di proporzioni impreviste e, tutto sommato, imprevedibili. Infatti, il popolo degli acrobati e abituato a recarsi in zone disagiate (con la lodevole eccezione dello scorso anno negli USA), pertanto la citta turca di Antalya, con la sua fama di localita turistica nota nel mondo seppure remotissima per la maggior parte dei concorrenti, sembrava addirittura meglio del solito.

La realta ha ben presto fugato i sogni. E' vero che la "base" del campionato era ad Antalya (che in effetti ha qualcosina da vedere), ma l'aeroporto di svolgimento, appositamente costruito in localita Karain, si trova a circa 35Km di distanza, in una piana sassosa ed assolata.

L'aeroporto, costruito con una certa cura, sorge come il ponte di una portaerei su un terrapieno piu alto di circa 2m rispetto al terreno circostante, che e pieno di macigni alti mezzo metro che rendono la zona assolutamente non atterrabile. Non ci sarebbe stato nulla di male se a questo non si fosse accompagnato il fatto che il box per i velivoli a motore sorgeva a 3Km in linea d'aria dal campo, e che i potenti Sukhoi e CAP erano costretti, per lasciare spazio agli alianti, ad operare non sulla pista ma su un raccordo con i margini a filo della scarpatella del terrapieno.

Quindi, fin dal primo giorno sono sorte discussioni: i piloti, soprattutto quelli dei numerosi Extra (che hanno una certa tendenza a bloccare i freni in atterraggio) non gradivano di dover operare in condizioni precarie e chiedevano a gran voce di poter atterrare sulla pista principale.

Lo staff di gara, capeggiato dal ben noto James Black e costituito da persone capaci e preparate, si trovava tuttavia nella spiacevole condizione di essere a capo, come gli ufficiali coloniali di un tempo, di una truppa raccogliticcia, inesperta e spesso infingarda: ben presto quindi la situazione tendeva a degenerare ed il panico invadeva gli organizzatori, piu preoccupati di "fare ammuina" in occasione delle frequenti visite di tromboni internazionali che di far volare i concorrenti.

Poi, il colpo di scena: nel bel mezzo di un acceso briefing sulla sicurezza del raccordo, un trainatore imbardava durante il rullaggio per il forte vento e finiva nel fosso. Le ire dei piloti erano al culmine e Black sbracava concedendo l'uso della pista principale su richiesta.

E via cosi, di disavventura in disavventura: un trainatore (abilitato la settimana prima come i suoi colleghi) sganciava il cavo in mezzo alla linea di volo rischiando di fare un macello. Il nostro Mariani schivava per un pelo, procurandosi comunque una vasta ecchimosi su una gamba.

Nel frattempo iniziava il "Q program", ovverossia il programma Imposto Conosciuto che la CIVA da quest'anno ha voluto privare di valore sostituendolo al volo prova. Il problema e che i piloti, che non avevano potuto volare per ambientarsi, dovevano andare in volo senza neppure sapere dov'era il box, e cercare di volar bene per non essere esclusi dal resto della gara. Un bel problema per chi aveva gia fatto, spesso a proprie spese, 3000Km per arrivare in capo al mondo. Altre proteste al grido di "Ma dove cavolo e il presidente della CIVA?".

Comincia la sfiga per gli italiani. Dallan accusa problemi intermittenti al motore (forse dovuti a benzina inquinata) e si becca uno zero ed un'interruzione. Gli altri si difendono, ma il caldo arrostisce cervelli e motori. Rossini e Viviani, in attesa del loro Sukhoi 31 nuovo (ma in ritardo di consegna alla moda russa), volano sul prototipo del SU-31 appositamente portato dalla ditta per loro ed un altro pilota russo, Alexander Kostin: si tratta di un velivolo poco curato, con il motore spompato ed il centraggio arretrato, che non puo consentire che di navigare nelle retrovie.

Intanto si delineano i ritmi della gara: briefing ufficialmente alle 8, in realta alle 9 e mezza se va bene; primo decollo alle dieci e mezza, sosta da mezzodi alle 3 (non per i giudici, che stanno in attesa sotto il sole per ore), poi altri voli fino alle 6. Con 52 piloti (e sempre CAVOK in miglioramento, cosa del tutto inusitata) e un ritmo da lumache che fa temere il peggio. Altre discussioni, panico fra le file degli ufficiali bianchi.

Si passa al libero, vinto da Nikolay Timofeev davanti a Paris ed il giovane francese Eddy Dussau. Dallan, 38o nonostante un buon volo, e furibondo. Gli altri cominciano a rassegnarsi ad essere comparse. E il tempo passa.

Primo sconosciuto. I nostri partono per primi, essendo nelle retrovie della classifica. Viviani e Rossini si arrangiano sul loro catenaccio finche il loro collega russo scassa il carrello in atterraggio e distrugge l'aeroplano, lasciandoli a piedi.

Mentre si cerca, telefonando a Londra, Mosca ed altre capitali europee, di rimediare la situazione e trovare un altro aeroplano per i due malcapitati, si accende la polemica certamente piu sgradevole e meno sportiva del campionato: la corrente della Squadra russa capeggiata da Viktor Smolin ed Elena Klimovitch, che aveva in consegna l'aeroplano, aziona radio piazzale a tutto volume strombazzando che l'incidente e stato causato da imperizia dei nostri, "usi atterrar pesanti e pesanti tacer".

I fatti dimostrano il contrario (grazie anche elle riprese televisive effettuate dalla BBC), ma l'ambiente si fa rovente con aspri colloqui e reciproche accuse di filibustering che certo non fanno bene allo sport.

Alla fine interviene nientemeno che Boris Rakitin, direttore della Sukhoi, a convincere Smolin e soci a far volare sui loro aeroplani (seppure a denti stretti) i Fucsia Boys, scagionati dalle accuse dopo che si e dimostrato che sono stati i meccanici russi a rimontare malamente il velivolo. Ma Viviani e Rossini, giustamente offesissimi per il trattamento ricevuto, declinano l'invito ed accettano invece quello del belga Brocard, che offriva loro il venerabile Charlie Fucsia. Ovvio che, senza allenamento sulla macchina, non si potesse combinare nulla di buono. Ma l'onore e salvo.

Nel frattempo Costa vola bene ma, essendo sconosciuto all'estero, viene trascurato dai giudici che non lo pagano quanto meriterebbe: Dallan recupera e sale al 25o posto (18o degli uomini), mentre Irene Pasini resta nelle retrovie. La classifica combinata vede Paris precedere Timofeev e la Kapanina.

Si passa al secondo sconosciuto e la Giuria Internazionale dichiara che, per mancanza di tempo, ammettera a volare solo il 65% della classifica dopo i due voli. Scoppia il finimondo: i piloti reagiscono con violenza alla decisione, contestando il fatto che si sono perse ore ed ore in stupidaggini per poi trovarsi con l'acqua alla gola. Ammirevole la difesa di Black, abile quant'altri mai ad arrampicarsi sugli specchi come un ragno ma in evidentissima difficolta.

Nel frattempo, la pompa dell'autobotte della benzina si guasta, senza apparente reazione da parte degli addetti, e bisogna fare rifornimento da taniche rugginose e bisunte.

Comunque la tragedia volge al culmine: dopo una piantata motore di un traino a bassa quota, risoltasi per fortuna senza conseguenze, arriva l'incidente piu grave. Ramon Alonso, il campione spagnolo in gara con un SU-31 nuovo di zecca, ha una piantata secca di motore dopo la terza figura. Senza quota, nel box che dista 3Km dalla pista, Ramon non ha cuore di atterrare (a 180Km/h!) sulla "safety strip" (sic) lunga 300m e larga 15 che i turchi hanno spianato fra i sassi del box, e decide di salvare il salvabile atterrando sulla larghissima autostrada adiacente. Il traffico e scarso, ma sfiga vuole che proprio in quel momento un camion si trovi a passare di li. Ramon lo evita ma si trova di fronte i fili della luce: in una serie di manovre (e con una fortuna formidabile, lasciate dire) li evita ma non puo evitare un atterraggio pesante, che deforma il carrello, fa andare elica ed un'ala in terra e causa un principio d'incendio. Illeso il pilota e domato l'incendio dal provvidenziale intervento di Daniel Schweizer e dei piloti polacchi che, col pullmino (non c'era modo di vedere i voli dal campo...), erano andati sull'autostrada a vedere.

E' la fine. Il panico dilaga nell'organizzazione ed i restanti piloti si rifiutano di volare in simili condizioni. Il volo viene quindi annullato.

Il Libero Integrale, previsto per il giorno dopo con diretta TV di Eurosport, si avvia a diventare una bomba ad orologeria per il rifiuto dei piloti a volarlo anche nel box degli alianti, resosi nel frattempo disponibile per il concludersi del relativo campionato.

A soccorrere tutti, evitando una figuraccia internazionale, accorrono le nuvole, che non si vedevano da quelle parti da mesi. In mancanza delle minime meteo non si vola e tutti si preparano al ritorno a casa, con le ossa piu o meno rotte.

Ma manca la candelina sulla torta: eccitato dalla ripresa TV, un trainatore effettua un basso passaggio sul piazzale con il cavo (60m) attaccato al sedere. Il cavo striscia per terra fra le file di aeroplani parcheggiati mentre tutti si buttano in terra e si riparano come possono. Il cavo rimbalza alla fine contro il tendone-hangar e per miracolo non vi si impiglia con conseguenze drammatiche. Non pago dell'exploit, il pilota turco ripete l'impresa, poi ha il buon gusto di non atterrare per evitare il pestaggio.

In sintesi, un'esperienza indimenticabile: dal punto di vista sportivo una debacle anche per i vincitori, dal punto di vista organizzativo un repentino balzo fuori dai margini di sicurezza.

Unico fatto positivo il bel tempo nel volo di trasferimento sia all'andata che al ritorno: forse avremmo dovuto insospettirci subito...

Luca SALVADORI
JP4 - Rivista di Aeronautica

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